martedì 27 luglio 2010

SCALEA: CURIOSITA', STORIA E NATURA


quadro di De Alexandris


Il mare di Scalea e la sua scogliera è una delle mete preferite dai tanti turisti che ogni anno si recano da queste parti. Per chi ama in particolare la natura, è consigliabile prendere un pedalò per ammirare al meglio come il tempo ha modellato queste rocce. Costeggiando la riva, si va verso la scogliera dell’ “Ajnella”, ammirando dapprima la “Salera” e poi il “Monachicchio” (così denominato perché somigliante al cappuccio conico dei monaci), scogli molto vicini alla battigia. Per avere una visione d’insieme delle meravigliose insenature bisogna allontanarsi un po’ dalla riva, stando però attenti a non incagliarsi nella “Giumenta”, che è uno scoglio così chiamato perché, con la bassa marea, affiora a pelo d’acqua assumendo la forma della schiena di un asino. Su questo scoglio “traditore” si sono fermate chissà quante imbarcazioni. Nella metà del sec. XVI la chiesa di S. Nicola subì il saccheggio degli uomini del Saraceno Dragut. I saraceni aprirono il sarcofago, danneggiandolo, di Adimaro Romano (1) e rubarono la spada del defunto. Portarono via inoltre una campana d'argento e dopo aver preso altri oggetti sacri di valore raggiunsero le altre imbarcazioni. L'imbarcazione su cui si trovava la campana d'argento rubata naufragò sugli scogli della "Giumenta", prima di superare Capo Scalea. La nave e la campana d'argento finirono così in fondo al mare. Una delicata tradizione vuole che il giorno di S. Nicola, il 6 dicembre, la campana suoni dal fondo del mare. Però la possono sentire solamente i puri e gli innamorati. Rientrando verso la costa, alta e rocciosa, ci si imbatte nella grotta del “Tras’ e jesce” (entra ed esci). E’ un tunnel naturale, ora parzialmente ostruito, che porta alla spiaggetta dello “Jditale”, alla quale si può accedere solo via mare. Una spiaggia piccola, che sembra un anfiteatro, costituita da ghiaia nera, che ha sempre di fronte un mare calmo, trasparente e pescoso, ricco di stelle marine. Si prosegue verso San Nicola Arcella e si arriva alla “Grotta della Pecora”: qui la natura si è divertita a modellare una stalattite dello scoglio nella testa di una pecora. E dalla “Grotta della Pecora”, al cui interno l’acqua del mare assume tonalità che nessuno potrà mai descrivere bene, si va verso la “Sicculilla”, anche questa pericolosa secca, e il fiordo del “carpino”, paradiso dei pescatori subacquei, per toccare poi la “Grotta o Ricchia di Fra’ Girolamo”, all’interno della quale l’eco riesce a dare sensazioni mai provate. E così, di scoglio in scoglio, di grotta in grotta, si arriva a San Nicola Arcella con la sua splendida baia e la spiaggia dalla quale si ammira l’Isola Dino. Quindi, verso l’ “Arcomagno”, un arco roccioso sfondato dai marosi, dal cui interno e dalla cui attigua meravigliosa spiaggetta si può osservare un suggestivo tramonto. Questo tratto di mare, che ha visto passare secoli e secoli di storia, piccole e grandi imprese degli uomini di mare, che è stato descritto da Omero e da Virgilio (tant’è che è possibile considerare la “Giumenta” come gli “scogli perigliosi un tempo a’ naviganti, citando l’Eneide) merita di essere conosciuto e vissuto da chi ama davvero la natura. E chissà che, tra uno scoglio e l’altro, non emerga dalle acque una sirena.

(1) Ademaro Romano, grande ammiraglio della flotta angioina, nato a Scalea e morto nel 1344.


di Maddalena De Paola

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